COACH MAROBIN SUL MONDIALE 2010 UNDER-20

RISULTATI E STATISTICHE - RESULTS AND STATISTICS

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« Buschi? Insieme a Nicolao la rivelazione degli azzurrini ».

Così il c.t. azzurro Riccardo Marobin appena rientrato dall’esperienza iridata di Düsseldorf.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA         Un anno fa, a Varese, era andata un po’ meglio (sesto posto), ma la squadra era diversa. Quest’anno, ad essere onesti, non ci si aspettava moltissimo da questa nazionale, almeno alla vigilia. Poi, dopo due giorni di Mondiale e tre vittorie convincenti contro Messico (13-0), Namibia (8-3) e, in mezzo, quella sorprendente (6-5) contro il Canada vicecampione in carica, qualcuno forse si era anche illuso che potesse pure andare meglio di un anno fa.
Niente da fare. La realtà è stata ben diversa, complice anche l’infortunio patito da Paolo Nicolao, fino ad allora inesorabile “cecchino” e trascinatore, all’inizio del match con la Francia. Un colpo durissimo per gli azzurrini, che da quel momento
si sono progressivamente sgonfiati, infilando cinque sconfitte consecutive (Francia, Usa, Svizzera nei quarti di finale, Colombia e Spagna) e chiudendo così l’avventura iridata in ottava posizione.
Uno dei protagonisti della spedizione in terra tedesca è stato Federico Buschi, classe 1992, estremo difensore dell’Hockey Empoli (squadra che milita in Serie A2 di hockey in line), alla sua seconda esperienza iridata.
« Devo essere sincero – racconta il c.t. azzurro Riccardo Marobin – dopo averlo visto all’opera al Trofeo delle Regioni, in cui non aveva brillato particolarmente, qualche dubbio mi era sorto, ma poi al Mondiale Federico ha mostrato le sue qualità. Bravo davvero. Ricordo che contro gli Usa, al termine dell’incontro, ha ricevuto i complimenti degli avversari e del loro tecnico. Assieme a Nicolao la rivelazione del nostro gruppo. L’anno prossimo potrà migliorare ancora; l’Under 20 del futuro si costruirà anche con lui ».E con Marobin ancora in panchina? « Se ne riparlerà dopo il Mondiale senior, non so se sarò ancora io a guidare la nazionale. Quella di quest’anno è stata un’esperienza estremamente positiva e la porterò con me come bagaglio anche in vista di quella in A1 con Padova ».
Un Mondiale a due facce, comunque, quello degli azzurrini.
« Siamo partiti di slancio, ma siamo arrivati ai quarti di finale un po’ troppo scarichi a livello fisico. Questa è una delle differenze al Mondiale. Le prime cinque, sei nazionali del ranking hanno pattinato con intensità e freschezza dal primo all’ultimo giorno del torneo, nessun calo; noi, purtroppo, non abbiamo tenuto il passo ed è anche su questi aspetti che il nostro hockey dovrà lavorare e migliorare in futuro ».
E l’infortunio di Nicolao quanto ha pesato (anche nella testa)?
« Certamente è stato un punto di svolta del nostro Mondiale, perché il ragazzo stava avendo un rendimento impressionante ed i compagni ne stavano beneficiando. Il suo infortunio, purtroppo, ha scombussolato i piani. La squadra non è riuscita a reagire come avrebbe voluto ».
Un anno fa era andata un po’ meglio, è vero, ma alla fine questo ottavo posto è la fotografia del momento che sta attraversando il movimento inline in Italia e tutto sommato viene da dire “meglio così”, perché forse adesso si può, o almeno si può provare ad iniziare un nuovo percorso di lavoro ed approccio a questi appuntamenti. Sempre che si voglia aspirare a compiere un salto di qualità, perché per arrivare tra il quinto e l’ottavo posto può bastare così. Per andare oltre, invece, serve qualcosa di diverso. Da parte di tutti.

( Ufficio Stampa Hockey Empoli in collaborazione con “l’ Altopiano” di Asiago – VI )

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